L’anno dei due(?) Tsunami

Non ancora terminato, il 2011 è già passato alla storia. Per averci ricordato con un fulminante one-two punch che il dominio della complessità (sociale e naturale) è del tutto illusorio. Ti sembra di poter controllare ecosistemi e società umane… ti sembra, appunto. Due diversi tsunami sono arrivati a ricordarcelo.

Il primo tsunami – quello sociale – ha investito con la sua onda lunga svariati regimi del nord africa e del medio Oriente e creato un certo imbarazzo presso gli amici occidentali. Non so quanti regimi ancora crolleranno e conosco troppo poco la realtà araba per capirne fino in fondo le implicazioni. Però mi piace pensare a questo tsunami civile come l’effetto della capacità delle persone di combattere la paura e l’isolamento imposti dalle dittature e di sentirsi parte di una collettività che, oltre i confini nazionali, può cambiare il futuro, cominciando dal presente; cominciando dal gesto di un individuo come Mohamed Bouazizi la cui disperazione privata diventa dono politico. Uno tsunami di persone, pacifico per quanto e dove possibile che ha molto da insegnare a noi europei quanto a capacità di sentirsi ‘uniti’.

Il secondo tsunami  –  quello naturale – ha sommerso l’illusione tecnocratica di creare dispositivi e organizzazioni perfette. Se non fossero tragici, se non ci fosse di mezzo la salute di tutti noi, gli sforzi di domare il Godzilla nucleare di Fukushima con le pistole giocattolo ad acqua e le tute chiuse col nastro isolante potrebbero sembrare semplicemente ridicoli. Ma il secondo tsunami non ci ricorda solo che terremoti e maremoti sono in grado di mettere in ginocchio i più avanzati e disciplinati di noi, come i Giapponesi, e rompere i nostri giocattoli tecnologici. Ci ricorda anche (e questo è un apprendimento cruciale) che il nucleare – militare o civile poco importa – è in grado di corrodere qualsiasi meccanismo di sicurezza e autoregolazione sociale. Il nucleare non è buono e non è sicuro: non soltanto per questioni di fisica o ingegneria ma anche per questioni politiche e finanziarie. Troppo denaro e interessi enormi si addensano intorno al business delle centrali. Scopriamo nella storia di Fukushima omissioni, bugie, falsificazioni e corruzioni molto simili a quelle di Chernobyl in presenza di contesti culturali, politici ed economici completamente diversi. Denaro e potenza, oltre una certa soglia, sono letali e producono effetti incontrollabili, proprio come le radiazioni, dovunque. Già questo – senza attendere il calcolo degli effetti disastrosi delle radioattività liberatasi intorno alla centrale – basterebbe a chiudere per sempre il discorso sul nucleare.

Chissà, mentre in giro per il mondo qualcuno ha cominciato a riflettere su come disfarsi del fardello atomico, forse saranno proprio i Giapponesi a proporre una bella moratoria planetaria permanente.  Aprire e chiudere l’era nucleare: Hiroshima e Nagasaki sono state l’Alfa del nucleare militare. Fukushima potrebbe diventare l’Omega del nucleare civile.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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